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Consigli a un neo iscritto ad Architettura in Italia

Il lavoro, attualmente, mi porta spesso a contatto con molti studenti  della mia facoltà. Da un lato è anche piacevole, dall’altro noto che  a quasi tutti mancano degli strumenti fondamentali per farcela ad arrivare in fondo indenni. Ecco perché vorrei ora dispensare un po’ di  consigli gratuiti a chi si è appena iscritto ad architettura. E per  farlo, comincio parlando proprio della fine:
– Sapere che succede dopo

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Non iscrivetevi ad architettura perché non sapete cosa fare dopo la  maturità. Non iscrivetevi perché pensate che uscirete che siete degli  artisti. Non dico che non può succedere, ma è più probabile che  veniate fuori come strani tecnici con una infarinatura di costruzioni,  qualche nozione di design e niente altro.

Fate architettura se avete un genitore che possa darvi una nano alla  fine: uno studio già avviato, una impresa di costruzioni, un posto da  dirigente nell’ufficio tecnico (oppure tutti e tre insieme). Se architettura non è nel contesto  della vostra famiglia, è un errore iscriversi: ci si iscrive ad una  università per trovare lavoro dopo, non per parcheggiarsi a tempo  indeterminato. Per quello esiste già giurisprudenza.

Chiarito questo punto, se chi legge ha deciso di cambiare facoltà, può anche  smettere di leggere. Se siete masochisti e volete continuare, ecco qualche  altro consiglio più pratico per sopravvivere.

– 1+1 uguale architettura

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Non so bene ora, con i nuovi corsi di laurea e tutto, ma quando ho  fatto l’università io, c’erano molti esami scientifici, tra analisi e costruzioni non sembravano finire più. Ribadisco: erano tanti. E una volta concluso mi sono anche sentito dire: “ma come ad Architettura fate anche matematica??” (E lì non ho ucciso qualcuno solo perché la facoltà mi aveva insegnato ad avere la calma zen con tutti…)

Preparatevi a parecchi esami scientifici e pure tosti, perché  architettura non vuol dire solo disegni, progetti e plastici..

–  Il computer é tuo amico

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Magari pensate che ad architettura si lavora ancora con matita,  righello e grandi fogli di carta. Idea inculcata da tutte le  pubblicità che rappresentano gli architetti affermati, dolcemente  appoggiati al tavolo, matita in mano, mentre nello sfondo si vedono  rotoli di progetti già finiti.

Cazzate.

Solo all’inizio avrete a che fare con portamine e squadrette, poi  dovrete procurarvi un computer, meglio un portatile, per avere a che  fare con il famigerato autocad.

Pensateci un attimo: per i prossimi  4-5 anni quando non starete fissando un professore che parla, starete fissando lo schermo di un computer.

Questo vi dice che il computer è uno degli strumenti fondamentali per  il vostro lavoro, vi conviene quindi prendere confidenza con questo  strumento fin da subito. Imparate a capire come funziona (e  attenzione, non parlo solo dei programmi) che problemi può dare e come  usarlo al meglio.

Imparate le differenze tra i vari formati di  immagine, imparate che significa comprimere un file, e come mandarlo  correttamente via mail. Essere padroni del mezzo é il primo passo a un  corso di laurea senza troppo stress.

Già che ci siete, provate anche a capire come lavora all’interno un pc, per capire in futuro quali problemi tecnici potrebbe darvi. E comprate un hard disk esterno per fare il backup dei dati: i migliori progetti vanno persi nei meandri di un dsco fisso che decide di morire, a tre ore dalla consegna della tesi.

Il primo vantaggio di cominciare a disegnare col pc è che se siete  studenti fuori sede, non avrete bisogno di una stanza grande per  lavorare perché non vi servirà una grande scrivania.

Rimanendo in tema, non fermatevi a imparare solo autocad per  disegnare, provate nuovi strumenti e metodi diversi.vPrimo perché di  disegnatori tecnici son piene le fosse, secondo perché il Processo  creativo è fortemente limitato da quel programma. Autocad non è un  programma x progettare, ma è un buon programma per la redazione di  disegni tecnici. Se non vi fermate a questo orticello, scoprirete 3D  Studio, Archicad e Sketchup.

Se anche dovete imparare un solo  programma oltre autocad, imparate ad usare Photoshop. Non esiste un  programma migliore per risolvere certi casini, secondo me.

– ai laik it

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Se non sapete leggere né parlare inglese, iscrivetevi a un corso di lingue. Subito.  Ora. Nau.

Non pensate che poi avrete occasione, non pensate che non è  così grave. Sapere l’inglese vi permetterà di avere più armi nel  vostro cv, vi darà la possibilità di cercare lavoro al di fuori dell’Italia (e vi conviene, come detto all’inizio di questo elenco), e  per tornare all’argomento di prima vi darà una mano fondamentale con  il pc. Molti dei programmi che utilizzerete saranno solo in inglese.  Moltissimi dei tutorial che troverete su Internet per imparare a  usarli saranno in inglese. Quindi mettetevi il cuore in pace e datevi  da fare con quelle lezioni!

– Il mio regno per una connessione ADSL

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Sia che siate residenti, che studenti fuori sede, fate in modo da  avere un collegamento continuo ad alta velocità ad Internet. Le  risorse della rete sono inestimabili per chiunque voglia intraprendere  l’attività di architetto, ormai. L’esempio più banale che posso fare  è la disponibilità di Google earth e Google maps che ormai permettono  a chiunque di avere ortofoto satellitari. Per chi lavora in questo  campo poi ci sono tantissime risorse gratuite sia di materiali che di  strumenti:

Cgtextures

Archiportale

Archweb

Architonic

Contemporist

Notcot

E oltre al fatto che, come detto, molti tutorial li troverete solo in  inglese, c’è anche un fattore sociale: usando facebook o twitter  potrete mettervi in contatto con studenti e professionisti di tutto il  mondo, con cui confrontarvi, spiegare problemi e in generale  condividere le vostre esperienze. E non è detto che da questi contatti  non escano interessanti opportunità di lavoro.

– Ma quanto mi costi?

In ultimo, preparatevi a spendere, e pure tanto. Non parlo soltanto di vitto e alloggio se siete fuori sede, e nemmeno delle tasse universitarie. Se state pensando di iscrivervi, immagino che in qualche modo avrete qualcuno alle spalle che possa coprire queste spese.

No, sto parlando delle spese per stampe e materiali, tanto che se fate un veloce bilancio di quanto pensate di stampare per le correzioni e per gli esami, forse forse conviene comprarsi una bella stampante A1, e farsi passare la paura da subito.

Qualche giorno fa, dovevo stampare una tavola A1 su carta fotografica, per poi farla attaccare su pannello rigido da 5mm. Quando sono andato a chiedere quanto costava il tutto, il responsabile della eliografia mi ha detto con una invidiabile nonchalance: “27 euro”. E ho pagato, altrimenti la stampa col cavolo che me la davano. Però a pensarci 27 euro sono praticamente 50 mila lire, mentre in altri tempi e altre epoche quella stessa stampa sarebbe costata.. vediamo se indovinate… esatto dalle 27 alle 30 mila lire…

Perciò preparatevi: tutto costa tanto, e anche la semplice stampa per una correzione può diventare un salasso non indifferente, quindi fatevi i conti in tasca!

Se siete ancora convinti, e non sono riuscito a spaventarvi abbastanza… che dire: in bocca al lupo, scriteriati!!

  1. Ireth
    giugno 15, 2010 alle 16:32

    Ciao! Ho letto tutto il tuo articolo. Non ho uno studio già avviato in famiglia, nè un’ impresa di costruzioni, nè qualcuno che potrà garantirmi un posto da dirigente in un ufficio tecnico. Dovrò guadagnarmelo (mi sento di dire anche che vorrò guadagnarmelo, credo molto nel valore delle cose che mi costruisco da me). Sono preiscritta ad un test per studiare architettura in Svizzera (a Mendrisio) e sono convinta di volerlo fare. Non c’è nessun altra facoltà che mi “dica” qualcosa così come lo fa architettura.
    E’ difficile (e penso di poter parlare a nome mio ma non solo, anche della stragrande maggioranza dei miei coetanei salvo quei pochi fortunati che sanno da anni con certezza che professione vorrano svolgere da grandi) avere le idee chiare sul lavoro che seguirà il proprio percorso di studi: con i tempi che corrono l’unica cosa certa è che ci vorrà grande capacità di adattamento. Questo non vuol dire (me lo auguro almeno) che, come per molte persone purtroppo accade, i miei anni di studio verranno sacrificati per andare a fare qualcosa che non c’entra nulla con il mio percorso universitario.
    Mi ritrovo perplessa a tratti però: mi è capitato di parlare con diverse persone afferenti all’ambito di architettura, e la stragrande maggioranza tende a mettermi in guardia o addirittura a dissuadermi. Francamente la cosa un po’ mi lascia spiazzata, perchè accade?
    Non so che lavoro tu faccia, ma c’è speranza almeno per le persone motivate che han voglia di farsi il mazzo e arrivare in fondo indenni (e soddisfatte, esami di statica compresi)?
    Io ci credo, ma allo stesso tempo a volte mi chiedo se non sia il caso (vista la piccola idea che coltivo circa il mio lavoro da grande, un lavoro in ambito organizzativo/progettuale più in ambito artistico che nell’ambito della speculazione edilizia come accade per più del 70% dei lavori architettonici ad oggi) di scegliere una formazione più eterogenea, più ‘spendibile’ forse.
    Sarei felice di avere un tuo parere a riguardo, dato che il test è il 19 luglio e ho ancora del tempo per raffinare e definire il tutto.
    Ireth

    • Daniele
      aprile 22, 2012 alle 18:12

      Ciao a tutti,
      Anch’io non ho uno studio già avviato in famiglia, nè un’ impresa di costruzioni,
      nè qualcuno che potrà garantirmi un qualsiasi posto nel settore
      …ma sono interessato lo stesso a diventare architetto,
      Per Iren: a distanza di quasi due anni dal tuo precedente intervento:
      hai poi scelto la facoltà di Architettura di Mendrisio ?
      Come ti trovi ? I sacrifici che stai affrontando ti sembra
      che trovino un corrispettivo nella qualità del corso di studi ? Rifaresti questa scelta ?
      Grazie
      Daniele

  2. giugno 15, 2010 alle 19:00

    Cara Ireth,
    nel mio articolo parlo prettamente della situazione Italiana, che è davvero pessima (basta che cerchi il gruppo “Roba da Architetti” su Facebook, per capire che le condizioni di lavoro son davvero brutte).
    Tu parli di un pre-test in Svizzera.. e forse, dico forse, da quelle parti le cose sono un po’ diverse.

    Non ti consiglierò di lasciar perdere, perché un tentativo va sempre fatto. Ti consiglierò di star lontana, lontana, lontana dalla penisola italiana, se non vuoi passare la vita a pensare: “Ma chi me l’ha fatto fare!”.

    Grazie per il tuo commento e per la tua riflessione, mi hanno fatto molto piacere.

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